Ogni bambino ha i suoi tempi, ma il linguaggio merita attenzione: cosa dicono i documenti italiani di riferimento e quando chiedere un parere.
Al parco gli altri bambini della sua età chiamano la mamma, chiedono l'acqua, dicono no con decisione. Tuo figlio indica, ti tira per la mano e di parole ne usa ancora poche. È comprensibile chiedersi se sia il caso di aspettare. Qui ci concentriamo sul linguaggio, perché per questo ambito esistono documenti italiani di riferimento. Vediamo cosa dicono e quando ha senso chiedere un parere.
In breve
Secondo la Consensus Conference italiana del 2019 circa l'11-13% dei bambini tra 18 e 36 mesi ha un ritardo nel linguaggio espressivo.
Nel 70% dei casi il linguaggio migliora in modo significativo entro i 3 anni, ma in una parte dei bambini il disturbo persiste.
Un lavoro dei pediatri italiani del 2024 invita ad abbandonare l'approccio "aspetta e vedi" e a osservare il linguaggio nei bilanci di salute.
Uno screening o una valutazione non sono una diagnosi: servono a capire come aiutare tuo figlio.
Ogni bambino ha i suoi tempi: cosa significa in pratica?
Significa che molti bambini che iniziano a parlare più tardi dei coetanei recuperano. La Consensus Conference sul Disturbo Primario del Linguaggio è stata curata nel 2019 da CLASTA e dalla Federazione Logopedisti Italiani, con il supporto di diverse società scientifiche. Riporta che nel 70% dei casi il linguaggio espressivo migliora in modo significativo entro i 3 anni.
Nel 5-7% della popolazione, però, il disturbo persiste dopo i 3 anni. In questi casi è raro che prima dell'età scolare si verifichi un recupero spontaneo.
Terapista della neuropsicomotricità, psicologa e coordinatrice delle professioni sanitarie con più di 20 anni di esperienza nell'età evolutiva. Coordinatrice di équipe multidisciplinari e di percorsi riabilitativi rivolti a bambini e adolescenti con disturbo del neurosviluppo.
Sotto i 30 mesi la quantità di parole prodotte e la comprensione sono tra gli elementi che aiutano a prevedere se il disturbo persisterà. Per questo l'osservazione attenta conta più dell'attesa.
Quanti bambini hanno un ritardo nel linguaggio?
Secondo la Consensus Conference circa l'11-13% dei bambini tra i 18 e i 36 mesi presenta un ritardo nella comparsa del linguaggio espressivo. Una stima riportata nelle indicazioni dei pediatri del 2024 indica il 15% tra i 2 e i 3 anni. Le cifre variano in base all'età considerata e ai criteri usati.
Il documento segnala anche che per l'italiano le evidenze sugli strumenti di screening validati sono ancora scarse. Per questo il giudizio di un professionista resta il riferimento.
Sono numeri di popolazione: non dicono nulla di preciso sul singolo bambino. Se vuoi conoscere i diversi tipi di difficoltà, trovi un quadro nella pagina dedicata all'area Linguaggio.
Quali segnali osservare tra i 2 e i 3 anni?
Un riferimento italiano è il Primo Vocabolario del Bambino (PVB), l'adattamento del questionario MacArthur-Bates sviluppato dal CNR-ISTC. Ha una scheda per i genitori sui gesti e le parole (8-17 mesi) e una sulle parole e le frasi (18-30 mesi). È molto usato per valutare i bambini con sospetto di ritardo del linguaggio.
Secondo le indicazioni dei pediatri un vocabolario espressivo sotto il 5° percentile è un segnale da approfondire. Nel PVB corrisponde a circa 10 parole su 100 a 2 anni e a circa 40 su 100 a 3 anni.
Lo stesso lavoro indica di inviare il bambino al logopedista in questi casi:
a 27 mesi non ci sono ancora combinazioni di parole che formano le prime frasi (a quell'età ce la fa il 70% dei bambini);
ci sono difficoltà sia nel capire sia nel produrre parole e frasi, con problemi nella comunicazione;
l'eloquio è davvero poco comprensibile e lo capiscono solo i familiari;
il bambino fa fatica a esprimere i suoi bisogni e ha anche difficoltà di attenzione uditiva e visiva.
Non sono soglie da usare da soli: servono a orientare il confronto con il pediatra. Se ti riconosci in una di queste situazioni, è il momento di parlarne. Non perché ci sia per forza qualcosa che non va: perché guardarci insieme è il modo più semplice per capirlo.
Perché oggi si consiglia di non aspettare?
Perché aspettare può far arrivare la risposta troppo tardi. Il lavoro dei pediatri italiani dice che bisogna "abbandonare l'approccio wait and see". Indica il pediatra come figura chiave nell'identificazione precoce, perché incontra molti bambini e genitori nei bilanci di salute. Consiglia di osservare il linguaggio nei bilanci tra i 24 e i 36 mesi.
La Consensus Conference aggiunge che gli interventi più precoci sono associati a un maggior recupero. Indica anche i 4 anni come età considerata da molti autori la più adeguata per la diagnosi e il trattamento. Le due indicazioni si completano: confrontarsi presto con il pediatra non significa avere subito una diagnosi.
In Italia il primo riferimento è il pediatra di libera scelta. Chiedigli come e quando osserva il linguaggio di tuo figlio.
Messaggio per i genitori: farsi domande sullo sviluppo di un figlio non è apprensione. È attenzione.
Cosa puoi fare a casa nel frattempo?
Le indicazioni dei pediatri suggeriscono ai genitori alcuni gesti semplici, che stanno dentro la giornata di tutti i giorni.
Osserva come comunica tuo figlio nelle routine quotidiane.
Leggete insieme un po' tutti i giorni.
Usa insieme gesti e parole (linguaggio bimodale, gestuale e verbale).
Durante la lettura fai delle pause per lasciargli spazio di rispondere (lettura dialogica).
Nessuna di queste cose è una colpa da rimproverarsi se finora è andata diversamente: il linguaggio dipende da molti fattori e non solo da ciò che accade in casa.
Attenzione: se tuo figlio perde capacità che aveva già acquisito, per esempio smette di usare parole o gesti che prima usava, parlane subito con il pediatra senza aspettare la prossima visita. Se ha una crisi, perde conoscenza o sta male all'improvviso chiama il 112.
Quando chiedere un parere e a chi rivolgersi?
Ha senso parlarne con il pediatra se ti riconosci nei segnali descritti sopra. Vale anche se tuo figlio ha perso una capacità che aveva già acquisito o se hai un dubbio che non passa.
Il primo riferimento è il pediatra di libera scelta, che conosce tuo figlio e può seguirlo nel tempo. Se il dubbio resta, si può passare alla NPIA (Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza) della tua ASL (Azienda Sanitaria Locale) oppure a uno specialista privato: il logopedista per il linguaggio, il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva (TNPEE) per movimento e sviluppo globale, il neuropsichiatra infantile per un quadro clinico complessivo. La guida Quando chiedere una valutazione? ti aiuta a orientarti.
Un primo colloquio con lo specialista di solito si svolge tra genitori e professionista, senza il bambino. Trovi i dettagli nella guida Cos'è un primo colloquio?.
Se hai un dubbio sullo sviluppo di tuo figlio, il questionario ti aiuta a mettere ordine. Bastano 3 minuti, è riservato e senza impegno. È uno strumento di orientamento: non è una diagnosi e non sostituisce una valutazione.
Mio figlio capisce tutto ma parla poco: posso aspettare?
Capire bene è un buon segnale ma non basta per decidere di aspettare. La Consensus Conference ricorda che sotto i 30 mesi contano sia le parole prodotte sia la comprensione nel prevedere se il ritardo persisterà. Parlane con il pediatra: sarà lui a valutare se serve un approfondimento con il logopedista.
Uno screening o una valutazione equivale a una diagnosi?
No. Lo screening serve a capire se lo sviluppo di un bambino richiede un approfondimento ma non produce una diagnosi. Se serve, il passo successivo è una valutazione più approfondita, che a volte porta a una diagnosi e a volte a un monitoraggio nel tempo. Ne parliamo nella guida su valutazione e diagnosi in età evolutiva.
Perché alcuni documenti parlano di diagnosi dopo i 4 anni?
La Consensus Conference indica i 4 anni come età considerata da molti autori la più adeguata per la diagnosi e il trattamento. Ciò non significa aspettare fino ad allora: lo stesso documento riporta che gli interventi più precoci sono associati a un maggior recupero. Osservazione e confronto con il pediatra possono iniziare prima.
Cosa serve portare al primo colloquio?
Porta i referti e le valutazioni precedenti, le eventuali segnalazioni della scuola e brevi video di uno o due minuti di gioco o dei comportamenti che ti preoccupano. Puoi scrivere le domande prima: con l'emozione è facile dimenticarne qualcuna durante il colloquio.
CLASTA e Federazione Logopedisti Italiani (FLI). Consensus Conference sul Disturbo Primario del Linguaggio, 2019. Documento finale
Bello A et al. Identificare i ritardi nello sviluppo del linguaggio a 2-3 anni: il ruolo determinante del pediatra. Quaderni ACP, 4/2024, pp. 160-164. PDF
Caselli MC, Casadio P. Il Primo Vocabolario del Bambino (adattamento italiano del MacArthur-Bates CDI). CNR-ISTC. Scheda CNR-ISTC
Fonti consultate a settembre 2026.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce la valutazione di un professionista sanitario. Ogni bambino è unico: per un parere sulla situazione di tuo figlio rivolgiti al tuo pediatra o a uno specialista dell'età evolutiva.
Ritardo nel linguaggio: quando chiedere un parere | Blog FareProgressi